Sisma Abruzzo: Manuale per il tracciamento delle macerie

Sisma Abruzzo: Manuale per il tracciamento delle macerie

Eventi

Nella Sezione Manuali e Guide del sito ministeriale del SISTRI è stato pubblicato il documento: “Procedura per il tracciamento delle macerie del sisma del 6 aprile 2009” (Ver. 1.0 del 12 luglio 2017) pubblicato a seguito di approvazione ed autorizzazione con DD prot. RINDEC-2017-0000117 del 21 luglio 2017.

Si tratta di uno strumento di supporto informativo per i soggetti privati incaricati della rimozione delle macerie nei territori della regione Abruzzo colpiti dal sisma del 6 aprile 2009 che, ai sensi della determinazione congiunta di USRA e USRC n° 10 del 16 novembre 2016, sono tenuti ad aderire a SISTRI al fine di garantire il monitoraggio ed il tracciamento della movimentazione delle macerie.
In particolare, sono illustrate le modalità di iscrizione e le relative procedure operative SISTRI volte a garantire il tracciamento dei percorsi effettuati dai soggetti coinvolti nelle attività di trasporto delle macerie nelle aree del cratere.
Per tutto quanto non espressamente descritto nella procedura si rimanda alla documentazione generale SISTRI disponibile nella sezione Documenti/Manuali e Guide del portale informativo www.sistri.it
Il manuale è redatto ai sensi e per gli effetti del decreto del Ministero dell’Ambiente n. 78 del 3 marzo 2016 recante “Disposizioni relative al funzionamento e all'ottimizzazione del sistema della tracciabilità dei rifiuti in attuazione dell'articolo 188 bis, comma 4 bis, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152” (di seguito Regolamento).

 

Nuova Norma Tecnica UNI/TR n. 11682/2017 sul campionamento dei rifiuti

È del 7 settembre 2017 l’uscita della nuova Norma Tecnica UNI/TR n. 11682, che fornisce esempi concreti di piani di campionamento di rifiuti in applicazione della UNI 10802/2013, per particolari tipologie di rifiuti per i quali può non essere necessaria l’analisi al fine della corretta classificazione.

La normativa fornisce esempi concreti di piani e modalità di campionamento a supporto dell’applicazione della UNI 10802/2013 attraverso le seguenti modalità:

– schede contenenti esempi di campionamento di particolari tipi di rifiuti, in conformità alla normativa UNI 10802/2013;

– esempi applicativi per rifiuti (es. toner, RAEE, batterie) per i quali può non essere necessaria l’analisi al fine della corretta classificazione.

Le schede, predisposte per ogni tipo di rifiuto, sono corredate da foto, giacitura, descrizione della strategia di campionamento e della procedura per riduzione del campione, attrezzatura, range delle dimensioni delle particelle, numero e massa degli incrementi.

 

18 Ottobre 2017

CER MANAGER A ECOMONDO RiminiFiera 2017

CER MANAGER A ECOMONDO RiminiFiera 2017

Eventi

CER MANAGER sarà presente a Ecomondo RiminiFiera 2017 dal 7 al 10 novembre.

Ci troverete al Padiglione Hall Sud, insieme a Clarity Srl specializzata nello sviluppo di software per l’ambiente, azienda con la quale CER MANAGER collabora.

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17 Ottobre 2017

Nuove regole per terre e rocce da scavo: bonifiche con riutilizzo parziale

Nuove regole per terre e rocce da scavo: bonifiche con riutilizzo parziale

Eventi

Nuove regole per terre e rocce da scavo: bonifiche con riutilizzo parziale

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16 Ottobre 2017

Fattore di pressione-bis, stop alle discariche

Fattore di pressione-bis, stop alle discariche

Eventi

La Regione Lombardia ha approvato il nuovo fattore di pressione, lo strumento che impedisce l'apertura di discariche o l'ampliamento di quelle esistenti in zone già ambientalmente stressate.

Il provvedimento riveduto e corretto anche sotto il profilo normativo, mette al riparo dal rischio impugnazione la misura che, in fase sperimentale, si è prestata ad interpretazioni giuridiche contraddittorie, fino all'ultima sentenza del Consiglio di Stato che ha legittimato dal punto di vista costituzionale l'operato della Regione.

Il nuovo indice fissa due vincoli: il primo, il cosiddetto fattore di pressione areale, identifica il volume massimo di rifiuti conferibili in discarica su un territorio di 78 chilometri quadrati, cioè l'area della superficie compresa nel raggio di 5 chilometri intorno al potenziale bacino di smaltimento rifiuti.

Il fattore di pressione comunale, invece, identifica essenzialmente un volume possibile di discariche all'interno del territorio comunale. Nel primo caso la soglia del divieto di discariche passa da 160 mila a 64.000 metri cubi di rifiuti per chilometro quadrato: una riduzione del 60% rispetto alla versione iniziale dell'indice di pressione. A livello comunale, invece, l'asticella scende a 145 mila metri cubi per chilometro quadrato. Nelle procedure di valutazione basterà il superamento di uno solo dei due valori per bloccare i progetti di siti per lo smaltimento.

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12 Ottobre 2017

Gare: iscrizione d’obbligo all’Albo Gestori Ambientali

Gare: iscrizione d’obbligo all’Albo Gestori Ambientali

Eventi

L’Anac fa suo il principio enunciato in una sentenza del Consiglio di Stato.

Cambio di rotta dell’Autorità nazionale anti corruzione (Anac) sul requisito di iscrizione all’Albo Gestori Ambientali e la partecipazione alle gare di appalto. L'iscrizione all’albo richiesto nelle gare di affidamento dei contratti pubblici è un requisito di partecipazione e non di esecuzione. Ciò vuol dire che le aziende sono tenute a dimostrare l’avvenuta iscrizione all’Albo Gestori Ambientali prima di poter partecipare ad una gara di appalto pubblico.

È quanto si legge in un comunicato del 28 agosto 2017 del presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, con il quale si forniscono chiarimenti inerenti il requisito di iscrizione all’Albo Gestori Ambientali.

L’Autorità, nell’adunanza del 27 luglio 2017, ha infatti deliberato di modificare la propria posizione interpretativa e ritenere che il requisito di iscrizione all’Albo dei Gestori Ambientali richiesto nelle gare di affidamento dei contratti pubblici sia un requisito di partecipazione e non di esecuzione. La presenza soggettiva di siffatto requisito per poter concorrere alla gara è funzionale all’espletamento di un servizio particolare, che per sua natura non può prescindere da una corrispondente e adeguata caratterizzazione dei concorrenti.

La posizione dell’Anac arriva dopo il dispositivo della sentenza del 19 aprile 2017 n. 1825 della sezione V del Consiglio di Stato, nella quale è stato precisato che è l'ordinamento delle pubbliche commesse a specificare quali debbano essere i requisiti soggettivi pertinenti per la partecipazione a gara. Conseguentemente, il requisito dell'iscrizione all'Albo Gestori Ambientali è «un requisito speciale di idoneità professionale, in ipotesi da vagliare ai sensi dell’articolo 39 dlgs. n. 163 del 2006 e comunque, va posseduto già alla scadenza del termine di presentazione delle offerte, non già al mero momento di assumere il servizio, ottenuto.

09 Ottobre 2017

Nuove regole per terre e rocce da scavo

Nuove regole per terre e rocce da scavo

Eventi

Le norme comuni

Una particolare menzione merita l’amianto: l’articolo 4, comma 4, stabilisce che per l’utilizzo di terre e rocce quali sottoprodotti si applica il parametro amianto previsto dal Dlgs 152/2006 per le bonifiche (1.000 mg/kg). Il parametro amianto è escluso dal test di cessione.

La stessa norma definisce le condizioni da soddisfare affinché terre e rocce siano considerate sottoprodotti e non rifiuti. Ad esempio il loro utilizzo deve essere conforme alle disposizioni del piano di utilizzo di cui all’articolo 9 o della dichiarazione di cui all’articolo 21.

Se terre e rocce contengono materiali di riporto, la componente di materiali di origine antropica frammista a quelli di origine naturale non può superare il 20% in peso.

Le differenze

Per i grandi cantieri, il proponente o l’esecutore, in caso di modifica sostanziale dei requisiti relativi ai sottoprodotti e indicati nel piano di utilizzo, possono aggiornare il piano e trasmetterlo telematicamente all'Arpa con adeguata motivazione. Le integrazioni possono essere richieste entro 30 giorni, decorsi i quali la documentazione si intende completa.

Sul fronte dei piccoli cantieri, si riprende la sostanza dell'articolo 41-bis, DI 69/2013 sull'uso come sottoprodotti di terre e rocce destinate a recuperi, ripristini, rimodellamenti, riempimenti o altri usi sul suolo. A tal fine, il produttore deve dimostrare il non superamento dei valori delle CSC (concentrazioni soglie di contaminazione) previsti per le bonifiche e i materiali non costituiscono fonte diretta o indiretta di contaminazione per le acque sotterranee. I requisiti sono attestati da una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà che assolve la funzione del piano di utilizzo. Il termine di utilizzo può essere prorogato, motivandolo, una sola volta e per sei mesi.

Campionamento

L’articolo 185 (comma 1, lettera c) del Codice ambientale (Dlgs 152/2006) si limitava ad escludere dall’ambito di applicazione della disciplina sui rifiuti, il terreno non contaminato scavato e riutilizzato nello stesso sito. La stessa norma, tuttavia, non imponeva specifiche modalità di verifica della non contaminazione del terreno, lasciando così agli operatori e agli enti di controllo una certa discrezionalità nel valutare la qualità ambientale del terreno.

L’articolo 24 del Dpr 120/2017 prescrive che la non contaminazione sia verificata mediante la caratterizzazione del terreno scavato, descritta all’allegato 4 dello stesso Dpr, ossia mediante campionamento e analisi del terreno.

La nuova norma, invece, prescrive sempre la verifica mediante analisi, senza neppure differenziare tra piccoli o grandi cantieri. Se il riutilizzo nel medesimo sito di produzione è previsto in un progetto sottoposto a VIA, l’operatore è tenuto a predisporre un piano preliminare di utilizzo che integrerà lo studio di impatto ambientale, analogamente alla disciplina prevista per i grandi cantieri.

In sede di progettazione esecutiva o comunque prima dei lavori, il piano dovrà essere integrato con i risultati del campionamento dei terreni e con l'indicazione più precisa dei volumi da scavare e riutilizzare, la collocazione e durata dei depositi e la collocazione definitiva delle terre e rocce da scavo. I risultati delle analisi devono essere trasmessi agli enti di controllo prima dell’inizio dei lavori.

05 Ottobre 2017

Nuove regole per terre e rocce da scavo riutilizzabili senza nullaosta

Nuove regole per terre e rocce da scavo riutilizzabili senza nullaosta

Eventi

Lo scorso 22 agosto è entrato in vigore il Dpr 120/2017 (Pubblicato sulla G. U. del 07/08/2017) recante la disciplina semplificata delle terre e rocce da scavo. Si tratta del suolo escavato derivante da attività finalizzate alla realizzazione di un’opera, tra le quali: scavi in genere (sbancamento, fondazioni, trincee); perforazione, trivellazione, palificazione, consolidamento; opere infrastrutturali (gallerie, strade); rimozione e livellamento di opere in terra.

Le soglie numeriche per i cantieri

Il cantiere in cui sono prodotte terre e rocce si definisce di grandi dimensioni se le quantità sono superiori a 6mila metri cubi, calcolati dalle sezioni di progetto:

·  sia nel corso di attività o di opere soggette a VIA (valutazione di impatto ambientale) o ad AIA (autorizzazione integrata ambientale);

·  sia per le attività di opere non soggette a queste procedure.

Al di sotto del limite di 6mila metri cubi il cantiere si definisce di piccole dimensioni.

La definizione di sottoprodotto

Affinché terre e rocce siano sottoprodotti occorre che:

·  siano generate nella realizzazione di un’opera il cui scopo primario non è la produzione di tale materiale;

·  siano utilizzabili senza trattamenti diversi dalla normale pratica industriale e, al contempo, soddisfino i requisiti di qualità ambientale che sono stati previsti dal nuovo Dpr 120/2017;

·  l’utilizzo sia conforme al piano o alla dichiarazione per l’utilizzo (piccoli cantieri).

Le condizioni per l’utilizzo specifico

Il riutilizzo delle terre e rocce da scavo, nel rispetto delle condizioni di legge, si verifica:

·  nel corso dell’esecuzione della stessa opera nella quale sono state generate o di un’opera diversa, per la realizzazione di reinterri, riempimenti, rimodellazioni, rilevati, miglioramenti fondiari o viari, recuperi ambientali oppure altre forme di ripristini e miglioramenti ambientali;

·  in processi produttivi, in sostituzione di materiali di cava.

Il deposito temporaneo e il trasporto

l deposito intermedio non costituisce utilizzo e non può superare la durata del piano di utilizzo; può essere effettuato nel sito di produzione, in quello di destino o in altro sito purché siano rispettati i requisiti previsti dall'articolo 5. Decorsa la durata temporanea, terre e rocce smettono di essere sottoprodotti e tornano rifiuti. Il trasporto fuori sito delle terre e rocce da scavo considerate sottoprodotti è accompagnato dalla documentazione indicata nell’allegato 7; scompare la notifica preventiva all’autorità competente per ciascun trasporto.

La comunicazione successiva all’impiego

La dichiarazione di avvenuto utilizzo attesta all’autorità competente l’impiego delle terre e rocce in conformità al piano (articolo 9) o alla dichiarazione prevista per i piccoli cantieri (articolo 21). Si tratta di un’autocertificazione redatta dal produttore o dall’esecutore, usando l’allegato 8 ed è trasmessa anche all’Arpa. Va resa entro il termine di validità del piano e della dichiarazione. In difetto, terre e rocce da sottoprodotti si trasformano in rifiuti.

02 Ottobre 2017

Obblighi Seveso anche sul suolo: quadro normativo di riferimento Unione Europea

Obblighi Seveso anche sul suolo: quadro normativo di riferimento Unione Europea

Eventi

Direttiva 2012/18/Ue

A)   Nota 5 dell’Allegato I:


• le sostanze pericolose non contemplate da regolamento (Ce) n. 1272/2008, compresi i rifiuti con potenzialità di incidenti rilevanti sono provvisoriamente assimilate a categoria o sostanza pericolosa più simile ex disciplina Seveso.

Questions & Answers
- Directive 2012/18/Ec - Seveso MI

B) Se la classificazione non può essere effettuata ex regolamento 1272/2008 è lecito utilizzare rilevanti fonti di informazione, come quelle «relative all’origine dei rifiuti, l’esperienza pratica, le prove effettuate, la classificazione per il trasporto o la classificazione secondo la legislazione europea sui rifiuti».

C) il suolo contaminato:

• «conservato o trattato in un sito» di un stabilimento rientra nella direttiva 2012/18/Ue;

• che «fa parte del terreno» dello stabilimento non rientra nella direttiva 2012/18/Ue

Quadro normativo di riferimento Italia

D) Nota 5 dell'Allegato 1:


• pedissequa alla più sopra menzionata Nota della direttiva 2012/18/Ue (di cui costituisce attuazione)

27 Settembre 2017

Obblighi Seveso anche sul suolo

Obblighi Seveso anche sul suolo

Eventi

Una volta escavato il suolo contenente sostanze pericolose oltre le soglie previste dalla disciplina «Seveso» fa scattare per l’azienda che lo gestisce gli obblighi previsti dalla severa normativa sul controllo degli incidenti industriali rilevanti. È uno dei chiarimenti contenuti nel documento «Questions & Answers - Directive 2012/18/ Ec - Seveso III», elaborato dall’Ue e diffuso, in italiano, dall’Ispra (l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale).

Nel documento l’Ue precisa, infatti, come il suolo contaminato «conservato o trattato in un sito» dovrebbe essere trattato sulla base delle sue proprietà come una «miscela». E ai sensi della disciplina «Seveso», una miscela è una soluzione composta da due o più sostanze (pericolose). Secondo la stessa Ue resta invece fuori dalle stringenti regole ex direttiva 2012/18/Ue il suolo contaminato che «fa parte del terreno» dello stabilimento.

Alla base delle risposte, l’Ue pone la Nota 5 dell’Allegato I alla direttiva in parola, secondo il cui tenore: «Le sostanze pericolose che non sono comprese nel regolamento (Ce) n. 1272/2008, compresi i rifiuti, ma che si trovano o possono trovarsi in uno stabilimento e che presentano o possono presentare, nelle condizioni esistenti in detto stabilimento, proprietà analoghe per quanto riguarda la possibilità di incidenti rilevanti, sono provvisoriamente assimilate alla categoria o alla sostanza pericolosa specificata più simile che ricade nell’ambito di applicazione della presente direttiva». Se la classificazione delle sostanze contenute nelle terre non può essere effettuata ricorrendo al citato regolamento (Ce) n. 1272/2008 è lecito utilizzare altre rilevanti fonti di informazione, l’origine dei rifiuti, l’esperienza pratica, le prove effettuate, la classificazione per il trasporto o la classificazione secondo la legislazione europea sui rifiuti».

Sulla differente collocazione concettuale (ai fini «Seveso») tra suolo escavato e non escavato, l’Ue appare porsi in linea con quanto è previsto dalla diversa direttiva 2008/98/ Ce in base alla quale: sono a monte esclusi dalla disciplina sui rifiuti il terreno e il suolo non escavato, anche se contaminato (fermi restando gli obblighi di bonifica), il suolo non contaminato e altro materiale allo stato naturale escavato nel corso di attività di costruzione riutilizzato pedissequamente in situ; può invece essere rifiuto, sottoprodotto o materiale «end of waste» il suolo escavato non contaminato e altro materiale allo stato naturale utilizzati fuori dal sito di provenienza; sono rifiuti le terre escavate e contaminate.

Sulla scia dei chiarimenti Ue appare dunque ancor più evidente la peculiare valutazione che anche le imprese le quali trattano suolo contaminato devono effettuare in relazione agli inquinanti connessi ai residui gestiti. La nota 5 dell'Allegato I alla direttiva 2012/18/Ue impone infatti agli operatori di considerare non solo le sostanze (e rifiuti) che sicuramente già si trovano in loco e che presentano proprietà significative in relazione alla possibilità di incidenti rilevanti, ma anche quelle che potrebbero essere presenti e potrebbero, di conseguenza, avere dette proprietà di pericolo.

 

25 Settembre 2017

Trasmissione della quarta copia del formulario

Trasmissione della quarta copia del formulario

Eventi

La legge Ronchi subisce un colpo dal Ministero dell'Ambiente, che ammette clamorosamente l'esistenza della trasmissione elettronica dei documenti.

Di questo assurdo regolamento fanno parte i cosiddetti formulari di identificazione rifiuti, uno dei pochissimi documenti fiscali rimasti in Italia. Questi documenti, prima di essere utilizzati, devono essere vidimati presso la Camera di Commercio o l'Agenzia delle Entrate, devono essere redatti in 4 esemplari, compilati, datati e firmati da tutti i soggetti implicati (produttore del rifiuto, trasportatore, smaltitore finale). Le copie del formulario devono essere conservate da tutti questi soggetti per 5 anni.

La procedura di trasporto del rifiuto è notevolmente complicata: all'atto del prelievo una copia del formulario deve rimanere presso il produttore e le altre tre, controfirmate e datate in arrivo presso il destinatario, spettano una al destinatario e due al trasportatore, che però deve trasmetterne una al detentore/produttore. Questo perché, nel meccanismo che regola il settore italiano dei rifiuti, la copia già in possesso del produttore manca della importantissima firma del destinatario.

Quasi tutte le operazioni sopra descritte avvengono contestualmente al trasporto del rifiuto, per cui, più che appesantire burocraticamente le operazioni non fanno. Ma l’ultima, la restituzione al produttore della quarta copia, rimane fuori, e deve essere fatta successivamente. Come deve essere fatta la trasmissione di quest’ultima, la legge non lo dice.

La novità è che, interrogato specificamente sull’argomento, il Ministero dell’Ambiente ha ammesso la trasmissione elettronica della quarta copia. Con la nota datata 20 luglio 2017, è ammessa la possibilità di trasmettere il documento al produttore del rifiuto, in sostituzione della copia cartacea nel seguente modo:
- il documento deve essere acquisito tramite scanner in formato PDF/A,
- deve essere firmato elettronicamente, ma per fortuna senza marca temporale,
- deve essere inviato tramite PEC (Posta Elettronica Certificata) al produttore del rifiuto,
- deve essere archiviato elettronicamente con idoneo software certificato.

L'originale cartaceo deve essere archiviato, in armadi metallici resistenti al fuoco, in locali provvisti del Certificato di Prevenzione Incendi, e reso disponibile su richiesta alle autorità o al produttore.

20 Settembre 2017

Modifiche al regolamento EMAS

Modifiche al regolamento EMAS

Eventi

Con Regolamento 2017/1505 del 28 agosto 2017 in vigore dal 18 settembre 2017 la Commissione ha modificato gli allegati I, II e III del regolamento (CE) n. 1221/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio sull'adesione volontaria delle organizzazioni a un sistema comunitario di ecogestione e audit (EMAS).

La modifica è dovuta alla pubblicazione della nuova ISO 14001:2015 (terza edizione della norma) che ha sostituito la versione ISO 14001/2004 della stessa (che era citata negli allegati EMAS).

Gli allegati modificati definiscono le prescrizioni specifiche che le organizzazioni che intendono attuare EMAS o ottenere una registrazione EMAS devono rispettare.

La Commissione auspica che si tenga conto esclusivamente delle nuove disposizioni della norma internazionale ISO 14001:2015 nell'allegato I del regolamento (CE) n. 1221/2009 che stabilisce le prescrizioni per l'analisi ambientale e nell'allegato III al regolamento (CE) n. 1221/2009 che stabilisce le prescrizioni relative all'audit ambientale interno.

Ricordiamo infatti che a partire dal 15 settembre 2015, quando vennero pubblicate le edizioni delle norme ISO 9001:2015 e 14001:2015, era previsto un periodo di transizione di 3 anni, durante il quale restavano validi i certificati emessi a fronte delle precedenti edizioni delle norme. La validità dei certificati rinnovati in base alla ISO 9001:2008 e alla ISO 14001:2004, successivamente alla data di pubblicazione della nuova edizione, cesserà a partire dal 14 settembre 2018.

Il rispetto delle nuove prescrizioni

La Commissione riporta all'articolo 2 del Regolamento 2017/1505 che le disposizioni degli allegati del modificato Reg. n. 1221/2009 vanno accertate in occasione della verifica dell'organizzazione, a norma dell'articolo 18 del regolamento 1221.

Nel caso di un rinnovo della registrazione EMAS, se la verifica successiva deve essere effettuata prima del 14 marzo 2018, la data della verifica successiva può essere prorogata di sei mesi, previo accordo tra il verificatore ambientale e gli organismi competenti.

Tuttavia, prima del 14 settembre 2018, la verifica può, con l'accordo del verificatore ambientale, essere effettuata a norma delle prescrizioni del regolamento (CE) n. 1221/2009, come modificato dal regolamento (UE) n. 517/2013. In tal caso, la validità dell'attestazione del verificatore ambientale e il certificato di registrazione saranno validi solo fino al 14 settembre 2018.

18 Settembre 2017

TRANSAVANTGARBAGE - Terre dei fuochi e di nessuno di Marisa Laurito

TRANSAVANTGARBAGE - Terre dei fuochi e di nessuno di Marisa Laurito

Eventi

TRANSAVANTGARBAGE

Terre dei fuochi e di nessuno

di Marisa Laurito

 

Villa Reale di Monza

Inaugurazione Giovedì 28 Settembre, ore 18.30

 

La mostra resterà aperta fino al 31 ottobre 2017

14 Settembre 2017

Aree dismesse ed ex fabbriche: i terreni lombardi più inquinati

Aree dismesse ed ex fabbriche: i terreni lombardi più inquinati

Eventi

Sono 50 le aree lombarde che hanno bisogno di una bonifica ambientale. Di questi 50 siti, si conoscono i costi di bonifica solo di 18: oltre 63 milioni di euro che coprono appena il 36% delle aree da bonificare.

L'elenco rappresenta una vera e propria classifica in ordine decrescente stilata in base a criteri fissati da una delibera regionale. Si va dalla “pericolosità della classe dei contaminanti riscontrati”, allo “stato del procedimento”, passando dall’eventuale “ubicazione del sito in aree naturali protette” e dall’eventuale “ubicazione del sito in aree ritenute critiche a seguito della redazione delle mappe di pericolosità e di rischio di alluvioni”.

Un altro capitolo doloroso è quello delle rivalse, perché infondo la quasi totalità delle aree da bonificare sono private e toccherebbe dunque ai proprietari intervenire. Ciò però non avviene quasi mai. Qui subentrano i limiti della normativa nazionale. Bisogna mettere in conto che la maggior parte di quelle aree appartiene a società che hanno chiuso l’attività o che hanno dichiarato fallimento. Ci si potrebbe rivalere sulle fideiussioni, ma si parla di cifre esigue.

13 Settembre 2017

Criteri guida per la corretta classificazione dei rifiuti il quadro aggiornato ad agosto 2017

Criteri guida per la corretta classificazione dei rifiuti il quadro aggiornato ad agosto 2017

Eventi

Atti Ue self-executing

  1. Decisione 2014/995/Ue: • nuovo Elenco europeo dei rifiuti 
  2. Regolamento 1357/2014/Ue: • nuove caratteristiche di pericolo dei rifiuti 
  3. Regolamento 2017/997/Ue: • nuova voce di pericolo «HP 14 Ecotossico» (operativa dal luglio 2018) 
  4. Nota Minambiente 0011845/2015: • chiarimenti su disapplicazione norme nazionali incompatibili con Ue

Atti nazionali

  1. DI 91/2017 (come convertito in legge il 1/8/2017):  • chiarisce che la classificazione è effettuata in base a decisione 2014/955/Ue, regolamenti 1357/2014/Ue e 2017/997/Ue
  2. Nota tecnica Ispra su audizione 4 luglio 2017 in Senato: • considerazioni tecniche su procedura di classificazione rifiuti 
  3. Ordinanza Corte di cassazione 27 luglio 2017 n. 37460: • richiesta a Corte Ue di interpretazione pregiudiziale su ambito operatività decisione 955 e regolamento 1357 dell'Ue 

11 Settembre 2017

Criteri guida per la corretta classificazione dei rifiuti

Criteri guida per la corretta classificazione dei rifiuti

Eventi

Criterio guida per la corretta classificazione di un rifiuto è l’esame del ciclo produttivo o del tipo di prodotto da cui ha avuto origine il residuo, la cui conoscenza concorre in modo determinante nell’individuazione delle caratteristiche, anche di pericolosità, dello stesso. 

Il contesto normativo. 

La nota tecnica del 4 luglio u.s. diffusa dall’Ispra verte sull'articolo 9 del testo originario del decreto legge «Mezzogiorno» n.123 del 3 agosto 2017 (G.U. n.188 del 12/08/2017) in cui si specifica che “La classificazione dei rifiuti è effettuata dal produttore assegnando a essi il competente codice Cer e applicando le disposizioni contenute nella decisione 2014/955/Ue e nel regolamento (Ue) n. 1357/2014”.

L’attribuzione delle caratteristiche di pericolo. 

Nel caso di rifiuti con codici a specchio l’attribuzione delle caratteristiche di pericolo può essere dovuta a presenza di sostanze ben definite o al contenuto di sostanze pericolose non meglio specificate. La nota sottolinea come nel caso in cui l’attribuzione di pericolosità sia legata al livello di concentrazione di una o più determinate sostanze l’individuazione della pericolosità sia connessa alla ricerca di queste.

Nel caso di riferimento generico al contenuto di sostanze pericolose, la classificazione del rifiuto sarà vincolata alla ricerca di tutte le possibili sostanze pericolose che, in base al ciclo produttivo ovvero all'attività generatrice, potrebbero essere presenti nel rifiuto stesso.

Criterio guida dell’intera procedura di classificazione, è dunque il processo di origine del rifiuto, oltre alle informazioni contenute nei documenti di accompagnamento dei prodotti rivenuti rifiuti (come, per esempio, le schede di sicurezza) e quelle ottenute dalle analisi chimico-fisiche dei residui, l’eventuale pericolosità e arrivare alla finale identificazione del rifiuto. 

Le ultime novità legislative.

E’ stata approvata in via definitiva la legge n. 123/2017. Oltre a confermare il tenore della originaria novella apportata al dlgs 152/2006, il provvedimento in parola ne ha integrato il testo inserendo tra le fonti di diritto cui occorre far immediato riferimento nella classificazione dei rifiuti anche il regolamento 2017/997/Ue, l'atto recante la nuova voce della caratteristica di pericolo «HP 14 Ecotossico» applicabile però solo dal 5 luglio 2018. Un intervento legislativo, quello in parola, che oltre a essere meramente ricognitivo (per i motivi sopra esposti) appare parziale, poiché non allinea alla decisione 2014/955/Ue e al regolamento (Ue) n. 1357/2014 i contenuti tutti degli allegati D e l del dlgs 152/2006, che continuano invece ancora a restituirci rispettivamente il vecchio Elenco dei rifiuti e le vecchie categorie di pericolosità previsti dalla pregressa disciplina Ue. 

In attesa della pronuncia Ue nell’ambito delle norme in materia di classificazione dei rifiuti, il giudice di legittimità ha infatti con ordinanza del 27 luglio 2017 n. 37460 sospeso il giudizio ed effettuato ex articolo 267 del Tfue il dovuto rinvio pregiudiziale della questione alla Corte Ue, ponendo quattro quesiti. 

Le domande cui l’Unione europea dovrà fornire prossimamente risposte sono in sostanza le seguenti:

1-se in relazione alla classificazione dei rifiuti con voci speculari le suddette norme debbano essere interpretate nel senso che il produttore del rifiuto, quando non ne è nota la composizione, debba procedere alla previa caratterizzazione e in quali eventuali limiti;

2-se la ricerca delle sostanze pericolose debba essere fatta in base a metodiche uniformi predeterminate;

3-se la ricerca di dette sostanze debba basarsi su una verifica accurata e rappresentativa che tenga conto della composizione del rifiuto, se già nota o individuata in fase di caratterizzazione, o se invece essa ricerca possa essere effettuata secondo criteri probabilistici considerando quelle che potrebbero essere ragionevolmente presenti nel rifiuto;

4-se, nel dubbio o nell’impossibilità di provvedere con certezza all’individuazione della presenza o meno delle sostanze pericolose nel rifiuto, questo debba o meno essere comunque classificato e trattato come rifiuto pericoloso in applicazione del principio di precauzione.

06 Settembre 2017

La risoluzione approvata dalla commissione Ambiente sulla comunicazione Ue per i termovalorizzatori: “Trattare solo scarti non riciclabili”

La risoluzione approvata dalla commissione Ambiente sulla comunicazione Ue per i termovalorizzatori: “Trattare solo scarti non riciclabili”

Eventi

La commissione Ambiente del Senato ha approvato una risoluzione favorevole con osservazioni sulla Comunicazione della Commissione Ue “Il ruolo della termovalorizzazione nell’economia circolare”.

Nello specifico, la termovalorizzazione deve gestire “il trattamento di rifiuti ritenuti ad oggi, stante le attuali conoscenze, non riciclabili o il cui processo di avvio al riciclo risulti eccessivamente dispendioso”. Dunque, occorre “evitare di creare l’automatismo dello scarto inceneribile quale soluzione al problema rifiuti, inserendo così vere e proprie barriere infrastrutturali al conseguimento di più elevati tassi di riciclaggio”. 

Le tecnologie presenti sul mercato, infatti, “indicano valori di valorizzazione energetica assai diversi in termini percentuali”, secondo la commissione Ambiente del Senato. “Si va dall'8% al 30% e dunque una gerarchia dovrebbe portare a favorire solo ed esclusivamente chi raggiunge determinate performance energetiche e di riduzione delle emissioni nocive”. 

Nella risoluzione si chiedono “premialità” per un progressivo e celere adeguamento alle migliori tecniche disponibili degli impianti e percorsi di semplificazione autorizzativa e normativa per facilitare gli investimenti. 

Infine, dato il potenziale delle tecnologie nuove ed emergenti per il riciclaggio, (ad esempio per gli scarti delle cartiere), si ritiene urgente ridefinire e quindi riesaminare i piani di gestione dei rifiuti. 

04 Settembre 2017

A Ispra il secondo deposito per le scorie nucleari Ue

A Ispra il secondo deposito per le scorie nucleari Ue

Eventi

Si chiama Area41 e in sigla Isf (Interim Storage Facility), il nuovo deposito nucleare costruito dalla Ue nel centro ricerche di lspra a Varese. Il deposito, inaugurato lo scorso 9 giugno, può contenere fino a 14mila tonnellate di residui nucleari dei laboratori di ricerca. La Commissione Ue ha costruito un grande deposito per i residui radioattivi nel centro europeo di ricerca di Ispra, nella provincia di Varese a pochi chilometri dalla riva del lago Maggiore. 

L'impianto si chiama Area41 e per entrarvi servono paginate di autorizzazioni e due diverse barriere di controllo con cancelli e vetri blindati. Area41 è un capannone speciale, con pareti spessissime. Servirà per ospitare i rifiuti nucleari generati dalle attività del centro ricerche europeo. 

Nel frattempo la direzione e la commissione di ricerca nucleare Europea, vogliono già usare l'impianto prima di cominciare a ospitare i rifiuti atomici condizionati e preparati, inscatolati come matriosche dentro a fusti d'acciaio tombati in blocchi di cemento racchiusi in casse d'acciaio. 

Se l'Europa costruisce in Italia il secondo stoccaggio temporaneo per i residui contaminati, l'Italia è ferma. I rifiuti nucleari ad alta radioattività delle quattro vecchie centrali atomiche spente sono in condizionamento negli impianti francesi e inglesi, e potranno andare in futuro in un deposito consortile europeo ancora da costruire. Ma in Italia ci sono più di venti depositi nucleari temporanei distribuiti ovunque. Contengono il cobalto 60 della diagnostica ospedaliera e degli usi industriali, l'uranio che si usava come inconsapevole contrappeso dei soprammobili degli anni '60, le teste ionizzanti dei parafulmini. 

A poco più di 14 mesi dall’avvio della procedura d’infrazione Ue contro l’Italia per mancata trasmissione a Bruxelles del Programma nazionale di gestione del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi, è arrivata il 13/07 la lettera di costituzione in mora. Il programma dei rifiuti nucleari doveva essere notificato alla Commissione europea entro il 23 agosto 2015. Adesso il nostro paese ha due mesi di tempo per adempiere ai propri obblighi, dopodiché potrebbe scattare il deferimento alla Corte di Giustizia Ue.

30 Agosto 2017

L’eolico accelera e il solare frena ma la sfida decisiva è sullo Storage

L’eolico accelera e il solare frena ma la sfida decisiva è sullo Storage

Eventi

Per fotografare la situazione delle rinnovabili in Italia, si può partire da un numero: 17,6%. È la quota del nostro fabbisogno coperta da fonti di energia green: acqua, sole, vento e calore della terra. 

L’Europa aveva chiesto di raggiungere la soglia del 17% entro il 2020, il Belpaese l'ha superata con largo anticipo. L’Europa è uno dei tre principali mercati dell’energy Storage, insieme a Usa e Giappone, ognuna con un quarto del mercato mondiale. E nel nostro continente il 90% dei progetti di Storage sono concentrati in Germania (37%), Regno Unito (29%) e Italia (25%). 

Un futuro energetico è nell'autoconsumo e nella generazione distribuita e ciò sarà possibile grazie alla diffusione su larga scala dei sistemi di accumulo per stoccare energia prodotta dalle fonti rinnovabili. In questo modo, un utente — residenziale o commerciale — può diventare allo stesso tempo produttore e consumatore di energia. In termine tecnico, si chiama prosumer, cioè, un operatore che auto-produce energia per il proprio fabbisogno e ne vende il surplus in rete quando necessita. Per riuscirci il nostro Paese, dovrebbe investire in reti elettriche "chiuse" in grado di rifornire autonomamente di corrente elettrica intere aree urbane. 

L’industria italiana delle rinnovabili vale complessivamente 3,6 miliardi di euro, il 60% del quale viene dall’export: Produttori di energia Fer (fonti energetiche rinnovabili): fotovoltaico, eolico, biomasse, geotermia, idroelettrico, solare termodinamico. 

Un altro elemento di stimolo è arrivato dal recente Dtr emanato dal Gse in relazione al revamping, ovvero alla possibilità di intervenire sui vecchi impianti fotovoltaici in esercizio. Tutto ossigeno in vista della sfida più ambiziosa che ha di fronte l’industria italiana dell’energia pulita, non solo quella “solare”. Sfida riportata nero su bianco nel manifesto della nuova Strategia energetica nazionale (Sen): raggiungere l’obiettivo del 48,8% di energia rinnovabile al 2030. 

Un obiettivo che contribuisce a definire uno scenario di crescita del settore delle rinnovabili, e con esso di tutte quelle tecnologie che le gravitano intorno: a partire dai sistemi di accumulo (Storage), cioè le batterie di nuova generazione che servono a immagazzinare e stoccare l'energia prodotta dalle fonti rinnovabili, immettendola in rete quando serve.

28 Agosto 2017

Green bond compie 10 anni

Green bond compie 10 anni

Eventi

Giunto nel 2017 al suo decimo anno di età, il mercato dei Green bond punta ora al grande salto di qualità per aiutare l’ambiente.

L’Europa è in prima fila nella tutela dell'ambiente e conferma la sua leadership anche nell'ambito della finanza verde, infatti per festeggiare il decimo compleanno dei Green bond (obbligazioni speciali legate alla salvaguardia dell'ambiente e del clima) emessi per la prima volta nel 2007, la Bei (Banca Europea degli Investimenti) punta ad un piano ambizioso: nuove emissioni per 100 miliardi quest'anno, con coinvolgimento sempre maggiore delle banche e dei singoli Stati. 

I green bond sono obbligazioni del tutto uguali, in termini di cedole o di scadenza, alle altre, ma diventano speciali perché finalizzate esclusivamente alla destinazione di fondi per la sostenibilità, la salvaguardia ambientale e climatica, per l'efficienza energetica. Chi li emette si impegna a utilizzare le risorse raccolte per finanziare progetti dedicati alla sostenibilità climatica o all'efficienza energetica. Ogni green bond è abbinato a uno specifico progetto e chi lo 

sottoscrive è informato puntualmente. 

Uno strumento che negli ultimi tre, quattro anni è diventato competitivo e sempre in crescita. Attualmente i titoli in circolazione sono 200 miliardi e per il 2017 si punta ad un obiettivo record: salire dagli 84 miliardi di emissioni del 2016 a quota 100.

10 Agosto 2017

Regolamento REACH 31 maggio 2018 - Se importi o produci sostanze chimiche hai l’obbligo di registrarle

Regolamento REACH 31 maggio 2018 - Se importi o produci sostanze chimiche hai l’obbligo di registrarle

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Regolamento REACH. Più sicuro l'ambiente, più sicuri noi

Il regolamento REACH prevede che le sostanze chimiche in commercio nell’Unione Europea debbano essere registrate per essere conosciute. Dal 31 maggio 2018 ogni sostanza avrà la sua carta d’identità.

Il Regolamento REACH sulle sostanze chimiche

REACH è l’acronimo di Registration, Evaluation, Authorisation and restriction of Chemicals, ossia registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche. REACH ha lo scopo di assicurare un elevato livello di protezione della salute umana e dell'ambiente attraverso la conoscenza delle sostanze chimiche e dei loro pericoli.

Interessa tutte le imprese che producono, importano e utilizzano sostanze chimiche nei paesi dell’Unione. Esse hanno l'obbligo di comunicare le informazioni sui pericoli ambientali e sanitari attraverso un fascicolo di dati per la registrazione delle sostanze.

Il regolamento REACH è una normativa dell’Unione Europea – la più rigorosa al mondo – entrata in vigore il 1 giugno 2007. Il 31 maggio 2018 è l’ultima scadenza prevista per la registrazione delle sostanze.

Quali sono le sostanze chimiche interessate

Il regolamento REACH si applica a tutte le sostanze chimiche: non solo a quelle utilizzate nei processi industriali, ma anche a quelle contenute nei prodotti di uso quotidiano.

Il REACH coinvolge le imprese, le istituzioni e i cittadini, accresce la fiducia nelle istituzioni europee e introduce misure di gestione dei rischi delle sostanze.

Poiché ogni prodotto in commercio contiene sostanze chimiche, il regolamento riguarda anche i cosiddetti utilizzatori a valle che devono accertarsi che i loro fornitori siano in regola con la registrazione.

L’elenco delle sostanze registrate è consultabile nel sito dell’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA).

Come registrare una sostanza chimica

La registrazione di una sostanza consiste nella presentazione, da parte dei fabbricanti o degli importatori, di un dossier contenente le informazioni sulle proprietà fisico-chimiche, tossicologiche e ambientali e sugli usi della sostanza.

I soggetti interessati hanno la responsabilità di valutare i pericoli e i potenziali rischi delle sostanze che producono o importano. Queste informazioni vengono comunicate all'ECHA – l’Agenzia europea per le sostanze chimiche – tramite il fascicolo di registrazione.

L’impresa che non registra la sostanza entro il 31 maggio 2018 non potrà più fabbricarla, importarla o immetterla sul mercato. Quest’ultima scadenza interessa soprattutto le piccole e medie imprese (PMI) che caratterizzano il sistema industriale italiano.

08 Agosto 2017

AMIANTO: GLI ONERI DEI PROPRIETARI

AMIANTO: GLI ONERI DEI PROPRIETARI

Eventi

 

LE TAPPE RAGGIUNTE Materiale vietato da 25 anni
L'uso dell'amianto nelle costruzioni è stato vietato in Italia dalla legge 257/1992. Il Dm del 6 settembre 1994 ha indicato le attività da compiere per controllare l'amianto già presente nei vecchi edifici, mantenerlo in sicurezza e, nel caso bonificarlo.
LE NORME DA COORDINARE I piani delle Regioni
La disciplina nazionale (legge 257/1992) va integrata con le disposizioni regionali: ad esempio il Pral (piano regionale amianto) della regione Lombardia che richiede la bonifica progressiva dell'amianto notificato alla Asl.
I LUOGHI DI LAVORO Il datore di lavoro è responsabile
La disciplina sull'amianto come materiale presente in un immobile deve essere integrata anche con il Dlgs 81/2008 per la protezione dei lavoratori da sostanze pericolose. In questo caso, è il datore di lavoro ad assumersi le relative responsabilità di sorveglianza e bonifica.
I SOGGETTI TENUTI Gli obblighi del proprietario e dell'utilizzatore
Se l'immobile è utilizzato da un altro soggetto che abbia i compiti di gestione ordinaria e straordinaria, allora è ammissibile che sarà costui il soggetto deputato alla gestione dell'amianto (soprattutto se questi è un datore di lavoro, come spesso succede). Se il contratto che permette l'utilizzo termina, il proprietario rientra in tutti gli obblighi di controllo e gestione dell'amianto anche se non sta affatto utilizzando l'immobile.
LE SANZIONI MINIME E MASSIME Anche dalle Regioni
Sono nazionali, ma le Regioni possono imporre ulteriori adempimenti e sanzioni. Il mancato smaltimento e la bonifica è punito con una sanzione amministrativa da 2.582 a 15.493 euro. L'inosservanza degli obblighi di messa in sicurezza può costare da 3.615 a 18.675 euro.

02 Agosto 2017

Presentato il Rapporto dell'Ispra riferito al 2015. Rifiuti speciali, nel Bresciano «gestiti» 9,5 milioni di tonnellate

Presentato il Rapporto dell'Ispra riferito al 2015. Rifiuti speciali, nel Bresciano «gestiti» 9,5 milioni di tonnellate

Eventi

Nove milioni e mezzo di tonnellate. Rifiuti speciali derivati dalle attività produttive, dall’agricoltura e dall'edilizia, fanghi della depurazione, scorie da incenerimento, parti delle auto fuori uso. 

La provincia di Brescia nel 2015, ha accolto e lavorato una quantità di rifiuti speciali pari a quelli di Umbria, Marche, Liguria e Valle d'Aosta messe. Nove milioni e mezzo, il 27,5% della materia gestita in tutta la Lombardia (34,7 milioni di tonnellate), che a sua volta tratta un quarto dei 136 milioni smaltiti in Italia. Brescia, dunque, si conferma ai vertici nazionali per quanto riguarda questa attività.

Sono alcuni dei dati contenuti nel XVI Rapporto dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) sui rifiuti speciali presentato nei giorni scorsi, relativo al 2015. 

In quell’anno le attività della Lombardia hanno prodotto 28,4 milioni di tonnellate di scarti (il 21% del totale nazionale). Il 90% è materiale classificato non pericoloso. L'edilizia, costruzione e demolizione, genera da sola il 39% dei rifiuti, seguono quelli derivanti dal trattamento dei rifiuti stessi e delle acque reflue (21%).

Sempre in Lombardia, 32 dei 34,5 milioni di tonnellate gestiti sono materiale non pericoloso. Il 74,8% dei rifiuti trattati viene recuperato. Soltanto 509mila tonnellate diventano fonte di energia. Vengono invece smaltiti 5,9 milioni: 2,7 finiscono in discarica, 2,4 sono sottoposti a trattamento chimico-fisico o biologico, 452mila tonnellate sono incenerite. 

Energia. Il recupero di energia riguarda poco meno di 69mila tonnellate in sette impianti, che si trovano a Rovatti, Provaglio d'Iseo, Trenzano, Montichiari (2), Calcinato e Castenedolo. Il più grosso a Montichiari, un coinceneritore che brucia 48mila tonnellate; gli altri sono a motore endotermico, vale a dire funzionanti a biogas generato dai rifiuti. Infine, il Rapporto Ispra ha registrato operazioni di recupero sul suolo (ripristini ambientali ed opere edilizie) per un totale di oltre 234mila tonnellate di rifiuti speciali (tutti non pericolosi). 

L'Ispra. I dati sono recuperabili sul sito www.isprambiente.gov.it. L'Ispra, Istituto per la protezione e la ricerca ambientale, dipende dal Ministero dell’Ambiente.

31 Luglio 2017

Trasporto su strada di merci pericolose: l’importanza del documento di trasporto

Trasporto su strada di merci pericolose: l’importanza del documento di trasporto

Eventi

In materia di trasporto su strada di merci pericolose, il regime sanzionatorio si è evoluto nel tempo. Ad oggi le sanzioni previste sono molto severe in particolare per quanto riguarda le merci pericolose che viaggiano senza documento di trasporto o con documento incompleto. Infatti anche se chi spedisce è in genere ritenuto il primo responsabile delle violazioni in materia di documentazioni per il trasporto è intuitivo che il trasportatore ha comunque l’obbligo di verificare sempre la correttezza dei documenti in quanto una volta accettato il carico egli si assume interamente la responsabilità.

Le infrazioni più numerose si riscontrano soprattutto nella compilazione del Fir, spesso quest’ultimo viene redatto in maniera incompleta e inesatta. Tutte le informazioni inerenti alla compilazione esatta del Fir si possono trovare nella sezione 5.4.1.1.1 del Capitolo 5,4 dell’ADR.

26 Luglio 2017

Amianto, gli oneri del proprietario

Amianto, gli oneri del proprietario

Eventi

II recente incendio che ha distrutto un capannone alle porte di Roma ha portato drammaticamente alla ribalta il tema della bonifica dell’amianto e, con esso, la disciplina degli immobili con amianto e l’individuazione delle responsabilità in capo ai proprietari. 

Una recente pronuncia del Tar Lombardia (sezione Milano, sentenza 572/2017) ha ribadito che la gestione dell’amianto è un'attività imputabile al proprietario perché dipende dallo stato dell’immobile e non dall’attività economica svolta in esso. L’uso dell’amianto è stato molto frequente nell’edilizia fino al 1992, anno in cui il suo impiego è stato vietato dalla legge 257. Per una definizione completa degli obblighi dei proprietari di immobili con amianto, occorre una diagnosi dello stato del bene, proprio per comprendere anzitutto se sia presente o meno amianto nella struttura e in quali condizioni esso versi. 

Ma attenzione: il censimento degli edifici in cui è presente amianto è obbligatorio per gli edifici pubblici, per i locali aperti al pubblico e di utilizzazione collettiva e per i blocchi di appartamenti, mentre è facoltativo per i proprietari delle singole unità, ferma la possibilità per Asl e Comuni di chiedere informazioni e documenti e ferme le specifiche norme regionali.

Se l’amianto è in buone condizioni, non occorre rimuoverlo, ma è obbligatorio condurre compagne di controllo e manutenzione del bene. Viceversa, in caso di danneggiamento (o deterioramento), occorre procedere con la bonifica. 

Il controllo e manutenzione dello stato dell’amianto include un ampio novero di attività: dalla predisposizione di un pro- gramma di controllo e manutenzione, alla designazione di una figura responsabile con compiti di controllo e coordinamento di tutte le attività manutentive che interessano i materiali di amianto. È poi necessario documentare l’ubicazione dell’amianto, predisporre adeguate misure di sicurezza e fornire le necessarie informazioni agli occupanti dell’edificio sulla presenza di amianto nello stabile, sui rischi potenziali e sui comportamenti da adottare. 

In caso di danneggiamento, deterioramento o comunque quando la diagnosi abbia evidenziato amianto in cattive condizioni occorre procedere con la bonifica del manufatto. 

I metodi di bonifica sono tre: la rimozione; l’incapsulamento; il confinamento. 

In materia di rimozione dell’amianto deve essere esclusa ogni rilevanza al dolo o alla colpa del proprietario dell’immobile interessato dalla presenza di amianto: su di lui gli oneri della rimozione ricadono per una sorta di collegamento oggettivo con il possesso dell’immobile stesso (Tar Toscana, sezione II, 6 dicembre 2012, n. 1973).

Nello stesso senso (oltre al Tar Lombardia citato) anche il Tar Marche con sentenza 571del 19 ottobre 2016 ha riconosciuto il passaggio di responsabilità tra cedente e cessionario di beni immobili in cui è presente amianto, con la conseguenza che è il soggetto che detiene l’immobile, nel momento in cui si verificano le condizioni che impongono la bonifica, che dovrà attivarsi per l’esecuzione.

24 Luglio 2017

Rifiuti pericolosi classificati secondo le regole Ue: lo stato dell’arte

Rifiuti pericolosi classificati secondo le regole Ue: lo stato dell’arte

Eventi

LO STATO DELL'ARTE

Le fonti comunitarie di diretta applicazione

1) Dal 1° giugno 2015 sono immediatamente e direttamente applicabili negli Stati Ue:
• il nuovo Elenco europeo dei rifiuti ex decisione 2014/995/Ue; • le nuove caratteristiche di pericolo dei rifiuti ex regolamento Ue 1357/2014.

 

Gli atti ricognitivi del Legislatore nazionale

 

2) Con Nota 28/9/2015 n. 0011845 il Minambiente ha reso atto:
• della piena e integrale applicazione sul piano nazionale a partire dall'1/6/2015 delle citate norme Ue;
• della prevalenza delle stesse sulle contrastanti norme
ex allegati D ed I, Parte Quarta, Igs 152/2006.
3) Il 20 giugno 2017 n. 91 ha modificato la (sola) premessa all'allegato D del Igs 152/2006 specificando che la «classificazione dei rifiuti è effettuata dal produttore assegnando ad essi il competente codice Cer e applicando le disposizioni contenute nella decisione 2014/955/Ue e nel regolamento (Ue) n. 1357/2014».

 

Le ulteriori novità Ue

4) Dal 5 luglio 2018 sarà immediatamente applicabile sul territorio nazionale la nuova voce della caratteristica di pericolo «HP 14 Ecotossico» ex regolamento (Ue) 2017/997

19 Luglio 2017

Il rapporto Ecomafie 2017 di Legambiente

Il rapporto Ecomafie 2017 di Legambiente

Eventi

Nel 2016 sono stati 25.889 i reati ambientali accertati su tutto il territorio nazionale, 71 al giorno, 3 ogni ora. Crescono del 20% gli arresti e diminuiscono del 7% gli illeciti, buoni esiti della legge entrata in vigore due anni fa. Ma in tutta la Penisola dilaga la corruzione, l’altra faccia delle ecomafie, con la Lombardia e il Lazio in testa. E se calano i reati contro gli animali e quelli relativi al ciclo illegale del cemento, aumentano quelli legati ai rifiuti e gli incendi (che hanno mandato in fumo più di 27.000 ettari), con un boom inaspettato del business dei sacchetti di plastica, nuovo paradiso delle cosche. È un quadro in chiaroscuro quello fotografato dal dossier Ecomafia 2017 di Legambiente a Roma, alla Camera. Resta la morsa dell’ecomafia nel Mezzogiorno, con la Campania in testa alla classifica regionale degli illeciti. Il Lazio è sempre la prima regione del centro Italia, la Liguria è la prima del Nord. 

Per i reati contestati nella gestione dei rifiuti, nel 2016 sono stati 5.722 con una crescita di quasi il 12%, le persone denunciate (+18,55) quasi 16 al giorno, gli arresti 118 (+40%) e i sequestri 2.202.

Per quanto riguarda le attività organizzate di traffico illecito dei rifiuti al 31 maggio 2017 le inchieste sono diventate 346, con 1.649 ordinanze di custodia cautelare, 7.976 denunce e il coinvolgimento di 914 aziende. 

Sommando i sequestri effettuati nell'ultimo anno e mezzo, e solo nell'ambito di 29 inchieste monitorate, le tonnellate bloccate sono state più di 756.000».

17 Luglio 2017

Riforma VIA in Gazzetta Ufficiale

Riforma VIA in Gazzetta Ufficiale

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È stata pubblicata il 6 luglio in Gazzetta Ufficiale la riforma della disciplina della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA).

Il decreto legislativo del 16 giugno scorso, che recepisce la direttiva 2014/52/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio, modifica le procedure di Valutazione dell’Impatto Ambientale dei progetti pubblici e privati.

Il “cuore” della nuova VIA è la possibilità, in alternativa a quello ordinario, di poter richiedere, per i progetti di competenza statale, un provvedimento unico ambientale che coordina e sostituisce tutti i titoli abilitativi o autorizzativi comunque riconducibili ai fattori ‘ambientali’. Per la conclusione di tutti i procedimenti di valutazione ambientale sono inoltre previsti termini perentori che, se non rispettati, comportano la possibilità di operare in regime di sostituzione amministrativa, con conseguenti profili di responsabilità.

Per la fase dello ‘screening’ potrà essere presentato, come previsto dalla normativa europea, esclusivamente lo studio preliminare ambientale, mentre per la procedura di VIA vera e propria, sempre in linea con quanto richiesto dalla direttiva europea, si potranno presentare elaborati progettuali a un livello informativo e di dettaglio, almeno equivalente al progetto di fattibilità o, comunque, tali da consentire la compiuta valutazione degli impatti ambientali. 

In qualsiasi momento potrà essere attivata con l’autorità competente una fase di confronto per definire il livello di dettaglio degli elaborati necessari. Sarà poi possibile richiedere all’autorità competente una valutazione preliminare del progetto (il ‘pre-screening’) per individuare la corretta procedura da avviare: questo riguarda in particolare gli interventi di modifica di progetti già realizzati e gli adeguamenti tecnici volti al miglioramento delle prestazioni ambientali, quali ad esempio il repowering degli impianti eolici.

Altra novità della riforma è la riorganizzazione della Commissione VIA, che opera presso il Ministero dell’Ambiente, nella direzione di un miglioramento delle performances e per l’integrale copertura dei costi di funzionamento a valere esclusivamente sulle tariffe versate dai proponenti: proprio allo scopo di accelerare le istruttorie di competenza statale è stata prevista la costituzione di un Comitato tecnico a supporto della Commissione. Il provvedimento determina anche la completa digitalizzazione degli oneri informativi a carico dei proponenti, con l’eliminazione integrale degli obblighi di pubblicazione sui mezzi di stampa.

10 Luglio 2017

Discariche, l'indice di pressione è rimasto salvo

Discariche, l'indice di pressione è rimasto salvo

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Per indice di pressione, si intende una normativa tecnica che, a fronte della presenza in un determinato territorio di altri impianti di discarica, possa limitarne il numero, sempre che ricorrano determinati limiti tecnici contenuti nel Piano Regionale della Lombardia per la gestione dei rifiuti, che dipendono dalla superficie del territorio comunale e dalla quantità di rifiuti ivi conferiti. 

La sentenza del Consiglio di Stato, (Sezione 4°, 2790/2017) non mette in discussione i criteri di localizzazione degli impianti di discarica, che certamente la Regione Lombardia può amministrare nell'ambito della gestione del proprio territorio, ma chiama in causa le normative tecniche che sarebbero contenute nel piano di gestione dei rifiuti regionale e che andrebbero ad interferire con le prerogative dello Stato, che ha la competenza normativa esclusiva in materia di rifiuti. 

L’indice di pressione non è stato messo in discussione da quest'ultima sentenza, ma lo sono state altre norme contenute nel Piano di gestione dei rifiuti, che il Consiglio di Stato ha voluto ribadire essere riservate alla sola competenza dello Stato. 

L’art. 195 del Codice dell’Ambiente (D. Lgs 152/2006) ha delegato il Governo ad emanare normative in ordine alle localizzazioni e ad altre disposizioni circa gli impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti, ma il Governo non ha ancora provveduto. 

L’indice di pressione è rimasto salvo in linea di principio, anche se questo specifico meccanismo previsto dalla Regione Lombardia potrebbe apparire insufficiente e conseguentemente dovrebbe a sua volta essere rivisto.

05 Luglio 2017

È nato lo smartphone riciclabile che rispetta l’ambiente

È nato lo smartphone riciclabile che rispetta l’ambiente

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Oramai si sa, la durata media dei moderni telefonini prima della sostituzione è molto breve, in media va dai 12 ai 18 mesi. Le vendite degli smartphone aumentano sempre di più, generando un enorme mole di “rifiuti elettronici” e creando un forte impatto sul nostro pianeta.

Molte aziende del settore investono risorse per migliorare la sostenibilità ambientale, una di queste è olandese ed ha lanciato sul mercato uno smartphone riciclabile. Ecologico in tutte le sue fasi, dall'estrazione dei minerali al design del prodotto, dall'assemblaggio in Cina fino ad arrivare al riciclaggio.

Fairphone si presenta rispettando quattro step essenziali che lo rendono un modello vincente per l’ambiente: un design di lunga durata; la scelta di materiali fair; buone condizioni di lavoro in cui viene prodotto; riuso e riciclo. È il primo telefono modulare al mondo: l'utente lo può smontare e sostituire le componenti interne senza ricorrere a un centro assistenza. I ricambi si acquistano direttamente sullo store online dell'azienda. Lo scopo di Fairphone è quello di prolungare la vita del prodotto almeno di 4 anni cercando di sostituirlo il meno possibile e aumentandone così la sostenibilità, fino ad arrivare al riciclo del dispositivo, finalizzato soprattutto a recuperare i preziosi minerali della componentistica. Investire sulla sostenibilità è oggi una scelta vincente!

03 Luglio 2017

Rifiuti pericolosi classificati solo secondo le regole Ue

Rifiuti pericolosi classificati solo secondo le regole Ue

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II Dl 91/2017 restituisce alla classificazione dei rifiuti la giusta fattibilità. Infatti, l'articolo 9 del Dl 91/2017 (pubblicato sulla G. U. n. 141 del 20 giugno scorso ed entrato in vigore il giorno successivo) stabilisce che la classificazione dei rifiuti avviene in base alle norme europee. 

L’Art. 9 del Dl 91/2017 sostituisce espressamente l'articolo 13, comma 5, lettera b-bis, del decreto legge 91/2014 (convertito dalla legge 116/2014) che, con i suoi numeri da 1 a 7, aveva modificato la premessa all'allegato D al «Codice ambientale», parte quarta.

Le norme comunitarie citate dal nuovo Dl 91/2017 sono il regolamento Ue 1357/2014 e la decisione 2014/955/Ue, applicabili in tutti gli Stati membri dal 1° giugno 2015. In tal senso si era anche espresso il Consiglio di Stato con parere del 14 maggio 2015. Nonostante fosse tutto così chiaro, in Italia perdurava la classificazione dei rifiuti disciplinata non dalle norme Ue ma bensì dal DI 91/2014 che stravolgeva l'impianto europeo e del quale si pretendeva la sopravvivenza anche dopo il 1° giugno 2015. 

Il nuovo DI 91/2017 afferma che «la classificazione dei rifiuti è effettuata dal produttore assegnando ad essi» il Codice europeo dei rifiuti (Cer) «ed applicando le disposizioni» comunitarie sopra indicate.

Il Dl 91/2014 stabiliva invece che «quando le sostanze presenti in un rifiuto non sono note, ovvero le caratteristiche di pericolo non possono essere determinate, il rifiuto si classificava come pericoloso». Invece, la decisione 955/2014/Ue stabilisce che la classificazione di un rifiuto come pericoloso deve essere effettuata ricercando solo le sostanze pericolose «pertinenti» e non tutte quelle che possono conferire le caratteristiche di pericolosità al rifiuto. Ancora, secondo il vecchio DI 91/2014, per individuare i composti presenti nel rifiuto si doveva necessariamente disporre di: scheda informativa del produttore; conoscenza del processo chimico; campionamento e analisi del rifiuto. Invece, la decisione Ue stabilisce che campionamenti e analisi del rifiuto non vanno eseguiti se il produttore dispone di sufficienti informazioni che gli consentono la classificazione. 

Il dover ricercare integralmente tutti i composti dei rifiuti e non di quelli per i quali sarebbe ragionevole ricercare, comporta l’impossibilità di dimostrare e quindi di classificare il rifiuto come non pericoloso anche quando lo stesso non possiede alcuna delle caratteristiche di pericolo recate dal regolamento (Ue) 1357/2014.
Quindi, secondo il vecchio DI 91/2014, diventavano pericolosi tutti i rifiuti per i quali non era possibile ricercare la composizione "integrale" di quanto contenevano (si pensi ai rifiuti prodotti dagli impianti di trattamento dei rifiuti urbani).

28 Giugno 2017

Bonifiche nella Terra dei Fuochi: liberate dai veleni solo lo 0,8 % del territorio

Bonifiche nella Terra dei Fuochi: liberate dai veleni solo lo 0,8 % del territorio

Eventi

Tra richieste e ricorsi i lavori di bonifica vanno a rilento. Sono circa ottantamila metri cubi i rifiuti tossici abbandonati in Campania, nei venti comuni della Terra dei Fuochi, e anche se i roghi (con la presenza dei militari che pattugliano le zone) sono dimezzati, i siti continuano purtroppo a sprigionare veleni. Nonostante il mezzo miliardo di euro stanziato per effettuare le bonifiche di questi siti contaminati, solo lo 0,8 per cento del territorio è stato pulito dai rifiuti tossici.

C’è ancora tanto da fare se si considera che la Campania è la regione italiana con la maggiore estensione di superficie di siti contaminati, il 15,5 per cento del totale dei siti da bonificare in Italia. Infatti con il piano di bonifiche sono stati individuati 183 siti sicuramente inquinati, altri 2951 potenzialmente inquinati. Non a caso l’Europa ha sanzionato l’Italia per la mancata messa in sicurezza delle vecchie discariche comunali presenti in Campania, infatti risulta essere l’ultima regione per bonifiche effettuate.

26 Giugno 2017

L’isola di Henderson sommersa dalla plastica

L’isola di Henderson sommersa dalla plastica

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L’isola di Henderson patrimonio mondiale dell’Unesco, situata nel Sud dell’Oceano Pacifico è uno degli atolli più antico del mondo, ma anche il più inquinato in cui il suo ecosistema è stata distrutto dall’attività umana. L’isola infatti copre 3700 ettari ed è sepolta da quasi 18 tonnellate di plastica che si sono accumulate su quest’isola disabitata, la maggior parte dei detriti, circa il 68% non sono neppure visibili, in quanto sepolti dalla sabbia a circa 10 cm di profondità.

Quest’isola rappresenta l’esempio evidente del problema e della velocità con la quale si produce e si getta plastica a livello mondiale.

21 Giugno 2017

Raee, regole per garanzia finanziaria a carico produttori Aee

Raee, regole per garanzia finanziaria a carico produttori Aee

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Il Ministero dell’Ambiente ha rilasciato il regolamento sulle modalità di prestazione delle garanzie finanziarie a carico del produttore di apparecchiature elettriche ed elettroniche domestiche. Il Decreto Ministeriale del 9 marzo 2017 e precisamente il n. 68 in vigore dall’11 giugno, ai sensi dell’articolo 25 del Dlgs 49/2014 definisce la modalità di prestazione delle garanzie finanziarie sia da parte del singolo produttore sia attraverso il sistema collettivo. La garanzia finanziaria è prestata in riferimento alla gestione dei rifiuti di apparecchi elettrici ed elettronici provenienti da uso domestico.

Per i Raee professionali il finanziamento della gestione dei rifiuti elettronici è garantito attraverso l’organizzazione di sistemi individuali o con la partecipazione ai sistemi collettivi. La garanzia finanziaria è prestata ogni anno in favore del Ministero dell’Ambiente. I soggetti obbligati trasmettono annualmente al centro di coordinamento Raee il costo atteso delle operazioni di gestione dei Raee domestici, cioè i costi connessi agli obblighi di raccolta, trattamento recupero e smaltimento imposti dal Dlgs 49/2014 per l’anno in cui viene prestata la garanzia.

19 Giugno 2017

Auto elettriche: Italia come Norvegia?

Auto elettriche: Italia come Norvegia?

Eventi

La Norvegia nonostante sia uno dei maggiori produttori di petrolio in Europa, vuole fare a meno della benzina, infatti grazie a forti incentivi pubblici, è diventata il Paese con la più alta quota al mondo di vetture a emissione zero: ogni 10 auto vendute, 3 sono elettriche. Nel 2016 ne sono state immatricolate il 29 per cento contro il 6 per cento dei Paesi Bassi e il 3,6 della Svezia, molto lontana resta purtroppo l’Italia con appena lo 0,1 per cento. Per arrivare a questi risultati è stata applicata una politica di incentivi sia di tipo fiscale, sia sotto forma di incentivi d’uso quali:

  • chi acquista un’auto a emissione zero è esentato dal pagare la tassa di immatricolazione e l’iva fino al 2020;
  • il pieno gratis presso le stazioni di auto pubbliche;
  • l’accesso alle corsie di autobus;
  • tariffe ridotte sui traghetti;
  • parcheggio pubblico gratuito.

L’auto elettrica è un modello di mobilità virtuosa, guidare un’auto elettrica significa entrare in contatto con il mondo circostante, che diventa un vero e proprio rispetto dell’ambiente se si considera la totale assenza di emissioni.

14 Giugno 2017

Gli USA chiudono la porta all’ accordo di Parigi sul clima

Gli USA chiudono la porta all’ accordo di Parigi sul clima

Eventi

Trump si ritira dall’accordo internazionale di Parigi per combattere il cambiamento climatico. Una rottura storica e clamorosa con le altre potenze mondiali che nel 2015 insieme all’accordo firmato da Barack Obama si erano tutte impegnate a ridurre le emissioni nocive per contrastare il riscaldamento climatico. Questa decisione Trump l’aveva già anticipata durante la sua campagna elettorale, di cancellare la firma degli Stati Uniti in calce all’accordo dichiarando che tutto ciò danneggiava l’economia USA. Si è comunque reso disponibile a nuove trattative ambientali, l’Europa respinge categoricamente questa decisione, dicendo che NON è negoziabile la salute e la salvaguardia del clima!

12 Giugno 2017

Albo Nazionale Gestori Ambientali: delibera n. 7 del 30 maggio 2017

Albo Nazionale Gestori Ambientali: delibera n. 7 del 30 maggio 2017

Eventi

È stata pubblicata la delibera n. 7 del 30 maggio 2017. Criteri e modalità di svolgimento delle verifiche e il relativo calendario per i responsabili tecnici di cui all’articolo 13 del decreto del Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, 3 giugno 2014, n. 120.

http://www.albonazionalegestoriambientali.it/download/it/deliberecomitatonazionale/078-Del07_30.05.2017.pdf

09 Giugno 2017

Delibera del Consiglio dei Ministri 24 marzo 2017: nomina del Commissario straordinario per la realizzazione di tutti gli interventi necessari all'adeguamento alla vigente normativa delle discariche. 

Delibera del Consiglio dei Ministri 24 marzo 2017: nomina del Commissario straordinario per la realizzazione di tutti gli interventi necessari all'adeguamento alla vigente normativa delle discariche. 

Eventi

Vista la sentenza della Corte di giustizia dell'Unione Europea del 26 aprile 2007, nella causa C-135/05, che ha condannato la Repubblica Italiana per esser venuta meno agli obblighi ad essa incombenti relativa ai rifiuti pericolosi e alle discariche di rifiuti; e vista anche la sentenza della Corte di giustizia dell'Unione Europea del 2 dicembre 2014, nella causa C-196/13, con la quale la Repubblica Italiana, non avendo adottato tutte le misure necessarie a dare esecuzione alla sentenza del 26 aprile 2007 nella richiamata causa C-135/05, e venendo meno agli obblighi di cui all'art. 260, paragrafo l, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, è stata condannata a versare alla Commissione Europea, a partire dal giorno della pronuncia e fino alla data di esecuzione della citata sentenza C-135/05, una penalità pecuniaria;

Considerato che il mancato, ritardato o non completo adeguamento alla normativa vigente delle 58 discariche, determina un grave pregiudizio agli interessi nazionali, nonché il pagamento di una ingente sanzione pecuniaria a carico della Repubblica Italiana;

Considerato pertanto, che, ai fini dell'adeguamento alla normativa vigente delle discariche abusive site nelle località di cui all'allegato A, è necessario realizzare tempestivamente gli interventi individuati per ogni sito nel medesimo allegato;

In considerazione di quanto esposto in premessa, il Gen. B. CC. Giuseppe Vadalà, dell'Arma dei Carabinieri, a decorrere dalla data del presente provvedimento, è nominato Commissario straordinario, ai sensi dell'art. 41, comma 2-bis, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, con il compito di realizzare tutti gli interventi necessari all'adeguamento alla vigente normativa delle 58 discariche di cui all'allegato A. http://www.ambientediritto.it/home/sites/default/files/del_cm_24_3_2017_all1.pdf

08 Giugno 2017

Albo Nazionale Gestori Ambientali: delibera n. 6 del 30 maggio 2017

Albo Nazionale Gestori Ambientali: delibera n. 6 del 30 maggio 2017

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È stata pubblicata la delibera n. 6 del 30 maggio 2017, inerente i requisiti del responsabile tecnico di cui agli articoli 12 e 13 del decreto del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, 3 giugno 2014, n. 120.

I requisiti del responsabile tecnico sono individuati per ciascuna categoria e classe di iscrizione: categorie 1, 4 e 5, 8, 9 e 10. Si precisa inoltre che la presente delibera entrerà in vigore il 16 ottobre 2017, data di piena operatività della disciplina dettata dagli articoli 12 e 13 del decreto 3 giugno 2014, n. 120.

07 Giugno 2017

Gestione semplificata delle terre e rocce da scavo (Decreto del Presidente della Repubblica – esame definitivo)

Gestione semplificata delle terre e rocce da scavo (Decreto del Presidente della Repubblica – esame definitivo)

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Il Consiglio dei ministri, ha approvato, in esame definitivo, un regolamento, da attuarsi mediante decreto del Presidente della Repubblica, che semplifica la disciplina di gestione delle terre e rocce da scavo, ai sensi dell’articolo 8 del decreto legge 12 settembre 2014, n.133, convertito, con modifiche, dalla legge 11 novembre 2014, n.164.

In particolare, il provvedimento definisce un quadro normativo di riferimento completo, chiaro e coerente con la disciplina nazionale e comunitaria, inglobando in un testo unico le numerose disposizioni oggi vigenti che disciplinano la gestione e l’utilizzo delle terre e rocce da scavo.

Il decreto ha per oggetto:

  • la gestione delle terre e rocce da scavo qualificate come sottoprodotti provenienti da cantieri di piccole e grandi dimensioni;
  • la disciplina del deposito temporaneo delle terre e rocce da scavo;
  • l’utilizzo nel sito di produzione delle terre e rocce da scavo escluse dalla disciplina dei rifiuti;
  • la gestione delle terre e rocce da scavo nei siti oggetto di bonifica.

Le principali caratteristiche del provvedimento sono:

  • la semplificazione delle procedure e la fissazione di termini certi per concludere le stesse;
  • procedure più veloci per attestare che le terre e rocce da scavo soddisfano i requisiti stabiliti dalle norme europee e nazionali per essere qualificate come sottoprodotti e non come rifiuti;
  • una definizione puntuale delle condizioni di utilizzo delle terre e rocce all’interno del sito oggetto di bonifica, con l’individuazione di procedure uniche per gli scavi e la caratterizzazione dei terreni generati dalle opere da realizzare nei siti oggetto di bonifica;
  • il rafforzamento del sistema dei controlli;
  • la salvaguardia della disciplina previgente per i progetti o i piani di utilizzo approvati ai sensi, rispettivamente, dell’art. 186 del d.lgs. n. 152 del 2006 o del d.m. n. 161 del 2012.

05 Giugno 2017

Bonifiche – Regione Lombardia: in 10 anni spesi 8,5 milioni, 77 i siti contaminati

Bonifiche – Regione Lombardia: in 10 anni spesi 8,5 milioni, 77 i siti contaminati

Eventi

Nell’ultimo decennio la Regione Lombardia ha investito ben 8,5 milioni di euro per bonificare aree contaminate nella Bergamasca, infatti, solo in questa zona sono ben 77 le aree contaminate che sono in fase di bonifica o in attesa di intervento, 45 le aree potenzialmente contaminate e 94 i siti già bonificati.

I dati lombardi sono davvero preoccupanti: in tutta la Regione sono circa 3.500 le zone con emergenze ambientali: 839 i siti contaminati, più di 800 le zone potenzialmente contaminate e circa 1.887 le aree bonificate. La provincia più colpita è Milano con circa 1.200 siti bonificati, quasi 400 contaminati e altrettanti potenzialmente contaminati. Dopo segue Varese (176 bonifiche, 68 siti contaminati e 41 potenzialmente) e Brescia (116,96 e 53).

Ma in questi casi cosa dice la legge?

Le regole per gli interventi di bonifica sono precise. In caso di sospetta o evidente contaminazione, il responsabile è tenuto a fare un’indagine preliminare per verificare se vi è inquinamento. Nel caso la contaminazione risultasse positiva si procede a caratterizzare il sito e successivamente si effettua l’analisi di rischio, cioè alla verifica che la contaminazione possa portare ad un rischio ambientale e sanitario. Possono essere previste alcune opere come ad esempio la rimozione della contaminazione; nel caso più grave si procede alla bonifica del sito. Il soggetto che deve effettuare la bonifica è il responsabile della contaminazione. Nel caso in cui il responsabile non procedesse, il Comune si sostituisce al privato utilizzando i fondi pubblici e poi si rivarrà delle spese sul soggetto obbligato.

Non solo in Lombardia, ma in tutta Italia purtroppo c’è ancora molto da fare per recuperare tutti i siti da bonificare.

01 Giugno 2017

Credito d'imposta bonifica amianto - aggiornamento Ministero dell’Ambiente

Credito d'imposta bonifica amianto - aggiornamento Ministero dell’Ambiente

Eventi

È stato pubblicato nella G.U. del 17 ottobre 2016, n. 243 il Decreto Ministeriale 15 giugno 2016 per l’avvio del credito d’imposta per le imprese che effettuano nel 2016 interventi di bonifica dell’amianto su beni e strutture produttive. 

Tenuto conto dell’elevato numero delle istanze pervenute, della loro eterogeneità, della difformità della documentazione trasmessa da parte delle imprese, determinanti una particolare complessità della disamina amministrativa delle stesse, si informa che entro il 30 giugno p.v. il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare provvederà, ex art. 4 comma 8 del succitato D.M., all’invio all’Agenzia delle entrate, con modalità telematiche, dell’elenco delle imprese ammesse a fruire dell’agevolazione con l’indicazione dell’importo del credito concesso. Successivamente il Ministero provvederà alla trasmissione degli esiti della procedura alle imprese richiedenti.

Si informa infine che, per le ragioni sopra evidenziate, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare – Direzione Generale per la Salvaguardia del Territorio e delle Acque ha in corso la valutazione della riapertura dei termini per la presentazione delle domande nel rispetto di quanto previsto all’art. 2 comma 1 del D.M. di che trattasi.

29 Maggio 2017

Regioni

Regioni

Eventi

Piemonte: prosegue l’approvazione piano rifiuti speciali, infatti è stato fatto un ulteriore passo in avanti verso l’approvazione definitiva per il Piano Regionale di gestione dei rifiuti speciali del Piemonte, dopo il parere motivato espresso dalla Giunta in esito alla procedura di valutazione ambientale strategica.

Basilicata: in materia di autorizzazione integrata ambientale, sono in vigore dal 1° aprile 2017, le Linee guida per l'individuazione delle modifiche sostanziali dell'Aia e l'aggiornamento della modulistica.

Toscana: dal 15 aprile 2017 è entrato in vigore il nuovo regolamento per l’esercizio delle funzioni autorizzatorie regionali in materia di rifiuti, Aua, Aia e autorizzazioni generali alle emissioni in atmosfera.

25 Maggio 2017

Deroghe definitive per la gestione rifiuti delle regioni colpite dal terremoto

Deroghe definitive per la gestione rifiuti delle regioni colpite dal terremoto

Eventi

Lo scorso il 5 aprile 2017 il Parlamento ha dato il via libero al disegno di legge di conversione del Dl 8/2017 "terremoto" con diverse deroghe al regime dei rifiuti delle macerie e alla gestione delle terre e rocce da scavo. Il provvedimento sarà in vigore dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale per le regioni colpite dal terremoto quali l’Abruzzo, le Marche l’Umbria e il Lazio. In materia ambientale si segnala il passaggio alle Regioni dei compiti di redazione del Piano di gestione rifiuti e delle macerie: deroghe alla classificazione dei rifiuti delle macerie, della raccolta e del loro relativo trasporto.

 

Nuove norme in arrivo sui conferimenti dei rifiuti in discarica

Il Ministero dell’Ambiente ha annunciato l’arrivo sia di un aggiornamento delle norme che disciplinano i conferimenti in discarica per i rifiuti non trattati e di una circolare che ne chiarisca i rapporti con i “Criteri” di ISPRA

22 Maggio 2017

Decreto legislativo sul codice degli appalti del 19 aprile 2017 n. 56 pubblicato sulla G. U. del 05/05/2017

Decreto legislativo sul codice degli appalti del 19 aprile 2017 n. 56 pubblicato sulla G. U. del 05/05/2017

Eventi

E’ stato approvato il Decreto Correttivo sul Codice degli Appalti, in particolare, tra le novità introdotte si segnalano:

- appalto integrato: si introduce un periodo transitorio che prevede che l’appalto integrato sia possibile per gli appalti i cui progetti preliminari o definitivi siano stati già approvati alla data di entrata in vigore del codice e nei casi di urgenza;

- progettazione: si introduce l’obbligatorietà dell’uso dei parametri per calcolare i compensi a base di gara;

- contraente generale: si prevede una soglia minima pari a 150 milioni di euro per il ricorso all’istituto del contraente generale, per evitare che il ricorso all’istituto per soglie minimali concretizzi una elusione del divieto di appalto integrato;

- varianti: si integra la disciplina della variante per errore progettuale, specificando che essa è consentita solo entro i limiti quantitativi del de minimis;

- subappalto: è confermata la soglia limite del 30 per cento sul totale dell’importo contrattuale per l’affidamento in subappalto;

- semplificazioni procedurali: in caso di nuovo appalto basato su progetti per i quali risultino scaduti i pareri acquisiti, ma non siano intervenute variazioni, vengono confermati i pareri, le autorizzazioni e le intese già rese dalle amministrazioni;

- manutenzione semplificata: viene definita da un decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e nel limite di importo di 2 milioni e mezzo di euro;

- dibattito pubblico: sarà effettuato sui progetti di fattibilità tecnica economica e non sui documenti delle alternative progettuali come nel testo approvato in via preliminare;

- costo della manodopera: se ne prevede la specifica individuazione ai fini della determinazione della base d’asta;

- albo dei collaudatori: è stato inserito l’obbligo, per le amministrazioni, di scegliere i collaudatori da un apposito albo.

18 Maggio 2017

Albo Nazionale Gestori Ambientali

Albo Nazionale Gestori Ambientali

Eventi

Sono state pubblicate due circolari che fanno chiarezza sui termini per il rinnovo delle iscrizioni e sui cambi di classe dei trasportatori di rifiuti.

Circolare n. 413 del 6 aprile 2017: l’articolo 22, comma 1, del D.M. 3 giugno 2014, dispone che le imprese e gli enti iscritti all’Albo sono tenuti a rinnovare l’iscrizione ogni 5 anni, a decorrere dalla data di efficacia dell’iscrizione.

Lo stesso articolo 22 dispone, al comma 2, che la domanda di rinnovo dell’iscrizione deve essere presentata cinque mesi prima della scadenza dell’iscrizione. Si fa presente che, dove la domanda sia presentata dopo il suddetto termine di 5 mesi, il rinnovo dell’iscrizione, (tenuto conto dei tempi necessari al relativo procedimento), potrà essere effettuato oltre il termine di scadenza dell’iscrizione, con la conseguenza che, una volta scaduto detto termine, fino alla notifica del provvedimento di rinnovo le attività oggetto dell’iscrizione NON potranno essere svolte.

 

Circolare n. 411 del 6 Aprile 2017: sono stati richiesti dei chiarimenti riguardanti i rapporti in essere dell’impresa iscritta in una determinata categoria e relativa classe, la quale, in sede di rinnovo dell’iscrizione, debba posizionarsi, per effetto della delibera n.5 del 3/11/2016 (in vigore dal 1° febbraio 2017), in una classe diversa o sottocategoria specifica rispetto alle precedenti. L’eventuale inserimento di una diversa classe e sottocategoria specifica rispetto alle precedenti, non produce effetti risolutivi per il soggetto iscritto relativamente ai rapporti già in essere con i terzi fino al termine dei rapporti stessi.

 

Delibera dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali

Con la propria Delibera n. 5 del 2 maggio 2017 il Comitato Nazionale dell’Albo Gestori Ambientali ha prorogato il termine entro cui le imprese iscritte in cat. 6 (trasporto transfrontaliero di rifiuti) devono iscriversi all’Albo, nel caso in cui queste siano in possesso della ricevuta rilasciata a seguito dell’iscrizione prevista dall’abrogata Delibera del 22 gennaio 2010. Tale termine, da ultimo prorogato al 15 maggio 2017 tramite la Delibera n. 1 del 23 gennaio 2017, è stato infatti ulteriormente prorogato al 30 settembre 2017.

12 Maggio 2017

AGGIORNAMENTO APP CER MANAGER SULL'APP STORE

AGGIORNAMENTO APP CER MANAGER SULL'APP STORE

Eventi

E' stato rilasciato nella giornata di ieri l'aggiornamento dell'App Cer Manager sullo store di Apple.
Oltre ad alcune migliorie e bugfix questo aggiornamento porta con se, a grande richiesta, la compatibilità con i sistemi operativi della mela morsicata meno recenti.
E' ora infatti possibile installare l'ultima versione di Cer Manager da iOS 8 in poi!

Lo staff di Cer Manager

29 Novembre 2016

Grazie della visita

Grazie della visita

Eventi

Lo Staff di Cer Manager vuole ringraziare tutte le aziende, i cittadini e le istituzioni che sono passate a trovarci allo Stand di Ecomondo.

Grazie per la fiducia che ci state riservando, per l'interesse mostrato e per i suggerimenti che ci avete regalato e di cui faremo tesoro in vista dei prossimi aggiornamenti che apporteremo al programma.

- Grazie per le oltre QUARANTA ricerche giornaliere in costante e continua crescita

- Grazie ai SETTECENTO utenti registrati

- Grazie per le per le oltre MILLE App scaricate dagli store

- Grazie alle oltre TRENTAMILA visite effettuate al sito nel 2016

Numeri che ci danno la certezza di aver imboccato la giusta strada e che stanno rendendo un successo il nostro lavoro!

 

14 Novembre 2016

Cer Manager sugli store delle App

Cer Manager sugli store delle App

Eventi

CerManager torna sugli store con la nuova versione del'App.

Apple store

Play Store

Windows Store

11 Novembre 2016

ECOMONDO 2016

ECOMONDO 2016

Eventi

Anche quest'anno CerManager sarà a EcoMondo.

Veniteci a trovare al:

Padiglione C1 – Stand 95/108

07 Novembre 2016

ECOMONDO 2015

ECOMONDO 2015

Eventi

Via aspettiamo allo Stand 68 - Padiglione C1 per la presentazione della nuova versione di CerManager.

NOVITA' 2015

Venite a scoprire il KM0, il 1° portale in Italia che permette di mettere in diretto contatto i trasportatori con i produttori di rifiuti per non far più viaggiare i mezzi vuoti!

TI ASPETTIAMO A ECOMONDO DAL 3 AL 6 NOVEMBRE

01 Novembre 2015

CER Manager ringrazia i visitatori di Ecomondo 2014:

CER Manager ringrazia i visitatori di Ecomondo 2014:

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E' passato ormai un anno da quando Bruno Bella ha presentato per la prima volta CER Manager, era solo un motore di ricerca in versione beta non ancora disponibile al pubblico, ma è nella sua semplicità che ha trovato la sua forza, ed è grazie a quei consensi ricevuti per un'idea nuova, per un progetto in cui abbiamo creduto fin dal principio che siamo andati avanti nello sviluppo, e siamo tornati qui ad Ecomondo 2014 per mostrarvi quanto questa applicazione è cresciuta. Nel tempo si è evoluta l'abbiamo sviluppata per le tre maggiori piattaforme di smartphone, ha un database di oltre tremila impianti registrati, è nata una versione gratuita più limitata, ma la vera evoluzione è sicuramente CER Manager Desktop la versione per pc che oltre a essere un motore di ricerca, è uno vero e proprio strumento di dialogo che mette in comunicazione il produttore con lo smaltitore di rifiuti, un vero e proprio programma di gestione preventivi e offerte. Lo staff di CER Manager ha avuto l'occasione di mostrare le potenzialità di questo nuovo ambizioso progetto a tutti i visitatori della fiera che sono passati dallo stand di Vibeco srl, in molti avete espresso le vostre opinioni abbiamo preso nota di ogni vostro consiglio, e stiamo continuando a lavorare per migliorare questo programma insieme a tutti voi.

Seguite l'intervista a Bruno bella ideatore di CER Manager che spiega alla stampa come nasce e come funziona CER Manager Desktop.

09 Novembre 2014